A SPASSO PER BENEVENTO
 
Il ponte Leproso sul fiume Sabato è l’accesso pedonale alla città. Nelle immediate vicinanze si incontrano il Criptoportico e i resti dell’anfiteatro romano. A poca distanza, all’incrocio in fondo a via Torre della Catena è collocata la statua del bue Apis, in granito rosa, riemersa dal passato nel 1629, che apparteneva alla dotazione del tempio di Iside, probabilmente collocato nella zona orientale della città, dove sono stati ritrovati la maggior parte dei reperti del culto isiaco oggi esposti nella sezione egizia del Museo Arcos. A pochi passi dal monumento, sul viale San Lorenzo, s’innalza la Basilica della Madonna delle Grazie, patrona della città e dell’intero Sannio.
Entrando nel centro storico da Port’Arsa, l’unica rimasta in piedi delle porte cittadine del periodo longobardo, quando fu edificata utilizzando materiali di spoglio di età romana, si raggiunge piazza Ponzio Telesino, su cui si apre l’ingresso del grande teatro romano. Su una parte della cavea sorge la settecentesca chiesa di Santa Maria della Verità, ristrutturata dopo il sisma del 1980.
Da via Port’Arsa, nello storico quartiere Triggio, si giunge in via Carlo Torre, corrispondente al cardo maximum romano. Sorge lì l’Arco del Sacramento, che forse introduceva al foro romano. Molto danneggiato dai bombardamenti del 1943, è parte di un’area archeologica visitabile. Da via Carlo Torre si arriva in corso Garibaldi, che in gran parte corrisponde al decumano romano ed è area pedonale, il cuore di Benevento. Sulla sinistra s’innalza il Duomo di Santa Maria de Episcopio.
Davanti al Duomo, in piazza Orsini, si trova la settecentesca fontana con la statua di Benedetto XIII, al secolo Vincenzo Maria Orsini. Sulla destra si trovava il palazzo arcivescovile distrutto dai bombardamenti del 1943, che custodiva preziosi codici medievali scritti nella minuscola beneventana. E proprio di fianco alla cattedrale s’innalza la basilica di San Bartolomeo.
 
Nelle vicinanze, in piazza Dogana, un altro gioiello è la chiesa di San Francesco con annesso convento.
Su corso Garibaldi si distingue il Palazzo Paolo V, con elementi dell’architettura manieristica sulla bella facciata. Costruito nel 1598 da Giovanni Battista Fontana su commissione di Paolo Borghese futuro Paolo V, poi fu ingrandito e inglobò la chiesa di Santa Caterina. Sede municipale durante la dominazione pontificia, fu il primo palazzo di Benevento ad avere un’illuminazione artificiale nel 1774. Ė sede di mostre ed eventi culturali. 
Subito dopo, ecco la piazzetta Papiniano, nella quale si trova uno dei due obelischi di granito rosa (l’altro è al Museo Arcos), altro tre metri, proveniente dal tempio di Iside dell’88 d.C. Una iscrizione geroglifica spiega che fu eretto dal beneventano Rutilio Lupo in onore di Domiziano, che aveva fatto costruire il tempio. 
Da visitare sul corso anche la chiesa di Sant’Anna o Santa Maria del Carmine. Sempre sul corso si trova Palazzo Mosti ora sede comunale dal caratteristico arco di passaggio sopra la strada per raggiungere il giardino, collocato sulle mura del XIV secolo. Nella vicina via Annunziata, s’innalza la chiesa omonima, dove si riuniva l’assemblea del popolo.
Dal corso ci si immette in via Traiano, aperta dopo il secondo dopoguerra proprio per valorizzare sullo sfondo il magnifico Arco di Traiano, simbolo di Benevento.
Sempre nelle vicinanze si trova la confraternita di Sant’Antonio abate e la chiesa con convento di Sant’Agostino sede dell’Università del Sannio con un auditorium. 
Ripreso corso Garibaldi, s’incontrano vari palazzi nobiliari come il settecentesco Palazzo Terragnoli, in stile roccocò con la facciata di Filippo Raguzzini, sede della Biblioteca Provinciale Antonio Mellusi, e a seguire il teatro comunale Vittorio Emanuele, della metà dell’Ottocento, progettato da Pasquale Francesconi. Si arriva così in piazza Santa Sofia, dominata dalla chiesa di Santa Sofia, patrimonio Unesco, che ospita nell’annesso convento parte del Museo del Sannio
Attraversato corso Garibaldi, si giunge in via tenente Pellegrini, dove dal 1230 è il Convento di San Domenico fondato nel 1230 a cui nel 1233 fu affiancata la chiesa dedicata al santo spagnolo. Il complesso ospita il Rettorato dell’università e, nel giardino laterale del convento, l’Hortus conclusus creato da Mimmo Paladino.
 
 
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