A SPASSO PER AVELLINO
 
Con i suoi trentasei metri d’altezza, la Torre dell’Orologio, che permette di spaziare tutt’intorno, è visibile, a sua volta, da ogni parte del capoluogo. Ed è, infatti, il monumento simbolo della città di cui il suo restauro ha segnato la rinascita dopo la devastazione del sisma del 1980. In piazza Amendola, dove s’innalza la torre dell’Orologio, si trovava già agli inizi del Mille un edificio pubblico, dove si gestivano gli intensi traffici commerciali della città. Il palazzo della Dogana ospitava la borsa merci e le fiere cittadine più importanti, in occasione delle ricorrenze in onore della Madonna Assunta e del patrono San Modestino, oltre ad essere utilizzata per il mercato del martedì e del sabato. Nel quadro degli imponenti interventi varati dal principe Marino I Caracciolo per rinnovare e abbellire Avellino, fu previsto anche un restyling barocco dell’edificio a cura di Cosimo Fanzago. E così il palazzo cambiò aspetto nel 1657, quando fu dotato di una facciata in cui comparvero lunette e nicchie per accogliere statue di imperatori romani, una statua di Venere Anadiomene e una del principe Marino Caracciolo, con gli stemmi. Altre statue provenivano dall’antica Abellinum. Acquistata nel Novecento da privati e convertita in sala cinematografica, dopo i danni del terremoto del 1980, un incendio la distrusse, lasciandone solo la facciata e parte delle mura perimetrali, mute testimoni dello splendore che fu.

Nella piazza, davanti alla Dogana, si erge l’Obelisco a Carlo II d’Asburgo, altra opera firmata da Cosimo Fanzago, su committenza dell’Università (ovvero il Comune dell’epoca) di Avellino nel 1668. Un omaggio al sovrano salito al trono ancora bambino, ritratto nella statua di bronzo sulla sommità della guglia. E siccome Carlo è rappresentato all’età che aveva quando l’opera fu realizzata, ovvero appena sette anni, gli avellinesi lo hanno ribattezzato il “reuccio di bronzo”. Sotto l’obelisco è collocato un tondo con il ritratto di Fanzago. Sia la statua che il tondo, insieme a qualche altra parte del monumento, come i rosoni di bronzo alla base della guglia, si salvarono dal terremoto del 1732. In seguito, l’opera fu ricomposta e spostata, per essere alla fine ricollocata nella piazza.

Fontana Caracciolo e soprattutto, per gli avellinesi, Fontana dei tre cannuoli…E’ conosciuta con vari nomi la Fontana di Bellerofonte, facilmente raggiungibile dalla piazza della torre. Seicentesca, nella versione originale vi erano numerose statue ad adornarla, alcune provenienti dagli scavi dell’antica Abellinum. Molte andarono perdute per effetto dei vari sismi verificatisi nei secoli. Ma tra quel che resta vi sono ancora antiche iscrizioni e lo stemma dei Caracciolo. 

Di fronte alla storica fontana, sull’antica via Regia delle Puglie che dall’epoca di Carlo III di Borbone collegava Campania e Puglia passando anche per Avellino, si trova la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Sulla via delle Puglie affacciano anche il complesso cinquecentesco della chiesa di San Generoso con il vicino convento e la chiesa di San Giovanni Battista con il Monastero di Santa Maria di Monserrat.

In piazza Duomo, oltre alla chiesa madre cittadina e della Diocesi, s’incontra la confraternita dell’Immacolata Concezione e, sempre nelle vicinanze, la chiesa della Santissima Trinità.

Nel Rione Terra, alle spalle del Duomo, alla fine del Seicento, l’architetto Luigi Maria de Conciliis costruì su un terreno di famiglia il Palazzo De Conciliis, meglio noto agli avellinesi come Palazzo di Victor Hugo. In quello che ricordava come un “palais de marbre”, palazzo di marmo, tra il 1807 e il 1808, in pieno Decennio francese, visse quando aveva solo otto anni il futuro grande romanziere, giunto ad Avellino con la famiglia al seguito del padre Joseph Léopold Sigisbert, governatore della città. 

Raggiunto il corso Umberto I, tappa imperdibile è la Casina del Principe, che dava accesso allo splendido parco del Castello, tra le meraviglie della città, ambita riserva di caccia per i nobili che arrivavano ad Avellino ospiti dei Caracciolo. Vicino sorgeva il Castello di cui restano le rovine. E in piazza Castello si trova il Teatro Carlo Gesualdo.

Nel centro abitato di Avellino sorgono numerosi edifici sacri, custodi di importanti opere d’arte. La Chiesa di San Francesco Saverio è conosciuta come chiesa di Santa Rita per la statua della Santa. Di valore, sopra l’altare, la pala di Fedele Fischetti del 1767. In piazza del Popolo la Chiesa di Santa Maria del Rifugio o chiesa di Sant’Anna risale all’inizio del Settecento e ospita un dipinto di Maria Vergine con le Anime Purganti mai danneggiato da eventi sismici né dalle bombe dell’ultima guerra mondiale. Sulla collina dei Cappuccini sorge il Santuario di Santa Maria delle Grazie, con il convento del 1580 e la chiesa di quattro anni più tardi, che custodiscono varie opere d’arte come la Deposizione di Silvestro Buono del 1551 con un ritratto del committente della nobile famiglia Spadafora. Nel quartiere Ferrovia, la moderna chiesa di San Francesco d'Assisi si distingue per un famoso murale sulla pace. Di grande importanza per la storia cittadina, il Convento dei Cappuccini ha all’interno varie opere d’arte e un cortile adorno di un caratteristico pozzo e di lunette di terracotta. E la Chiesa dell'Adorazione perpetua, a navata unica, mostra un bel soffitto di legno dipinto e una tela di Ricciardi.

Tornando indietro, superati il Duomo e la Torre, si giunge in piazza della Libertà, ex Largo dei Tribunali, con le sue fontane: quella seicentesca di Costantinopoli e l’altra, pure barocca, di Sant’Antonio Abate, su cui affaccia il Palazzo Vescovile. Ma ad occupare maestoso un intero lato della piazza è il settecentesco Palazzo dei Caracciolo, totalmente restaurato e attuale sede della Provincia.

Da Piazza della Libertà inizia il Corso Vittorio Emanuele, la principale arteria cittadina. Lungo il corso s’impone con la sua facciata gotica la chiesa del Santissimo Rosario. Nelle immediate vicinanze, a pochi metri dal tribunale, si trova il Carcere borbonico, che ospita il principale polo museale di Avellino, con il Museo Irpino del Risorgimento, la pinacoteca provinciale, il Lapidario, rigogliosi giardini, un auditorium e spazi didattici. Nella stessa zona è la Villa Comunale, alle spalle della quale è situata un’altra sezione del Museo Irpino.

Dalla Villa Comunale si può raggiungere l’antico borgo di Sant’Antonio Abate sul fiume Fenestrelle. Lì si trova la fontana Tecta del XII secolo, a cui andavano ad attingere acqua gli abitanti del rione e quanti percorrevano la Strada Salernitana. Ė nota anche come fontana di Grimoaldo dal nome del nobile che si occupò di abbellirla. Nell’Ottocento, i due lavatoi che vi furono ricavati, servivano alle donne del rione per lavare i panni.

 

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